Work-life balance: che cos’è e come conciliare lavoro e vita privata

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Work-life balance: che cos’è e cosa fare per conciliare lavoro e vita privata



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Per le imprese si tratta di un imperativo per mantenere alta la produttività e riuscire ad attrarre talenti, creando un ambiente di lavoro che aiuta i collaboratori a vivere la loro “esistenza ideale”. Ma c’è un compito anche per il lavoratore: imparare a gestire il suo tempo e a prendersi cura di sé. Vediamo come…

Pubblicato il 6 mar 2023



Work-life balance


Il work-life balance, ovvero il buon equilibrio tra vita privata e lavoro, è uno dei benefici più ambiti dai lavoratori italiani nella scelta di un’azienda. Lo ha evidenziato il sondaggio del Randstad Employer Brand Research 2022: il work-life balance è importante per il 65% del campione coinvolto – 6590 intervistati tra la popolazione attiva del nostro Paese – ed è in vetta alla classifica degli elementi più ricercati in un’azienda insieme a un’atmosfera piacevole. La percentuale del nostro Paese è superiore alla media europea (61%).

L’autore e “futurista” Jacob Morgan ha suggerito su Inc. che il concetto di work-life balance, o meglio ancora, di work-life integration, rispecchia un’evoluzione del modo di organizzare il lavoro. Siccome è quasi impossibile evitare che work e life si mescolino, l’obiettivo diventa allineare le esperienze del lavoro a quelle della vita che desideriamo.

Per Prasanth Nair, fondatore e CEO di Double Gemini, si tratta di far fronte alla grande sfida della perdita di produttività delle nostre economie o, secondo la sua espressione, di navigare “The Era of Lost Productivity”. La nostra “era di produttività calante”, afferma Nair, “unita alla penuria di talenti, ha messo i datori di lavoro di fronte alla necessità di trasformare il modo in cui creano, nutrono e fanno crescere la produttività. Le aziende che non riescono ad affrontare le sfide HR di oggi mettono a rischio la cultura, i talenti e la vita stessa della loro organizzazione. Una di queste sfide è sicuramente rappresentata dai dipendenti che si sentono stanchi e demotivati (il burnout) e privi del necessario work-life balance”.

Che cosa si intende per work-life balance

Il termine work-life balance indica letteralmente l’equilibrio tra la vita lavorativa e la vita privata, un’armonizzazione tra la sfera professionale e quella personale. In maniera più articolata il work life balance può essere inteso come una Employee Experience olistica che le organizzazioni più illuminate nella gestione delle risorse umane cercano di offrire. Anziché guardare al lavoro in termini di orario e attività separati dalle altre responsabilità o dagli interessi del lavoratore, gli studiosi della UC Berkeley suggeriscono (come fa il citato Jacob Morgan) di intendere il rapporto tra work e life come una integrazione. Il lavoro non deve invadere il privato, ma nemmeno essere contrapposto (il “dovere” contro il “piacere”).

Il concetto di work-life balance non è nuovo, ma è salito alla ribalta con la digitalizzazione che porta a essere sempre connessi, impedendo di fatto una separazione netta tra lavoro e non lavoro, ufficio e casa. La pandemia di Covid-19, la diffusione capillare degli strumenti digitali e dello Smart Working, o meglio del work from anywhere, hanno accresciuto l’attenzione per il work life balance perché i lockdown, la crisi economica e la riflessione personale e professionale che sempre accompagnano le grandi emergenze economico-sociali hanno modificato l’approccio al lavoro da parte delle persone. Adesso il benessere conta di più e carriere poco soddisfacenti portano rapidamente al burnout o, addirittura, alla rinuncia al lavoro, col fenomeno tutto nuovo del Great Resignation.

Come nasce e in che cosa consiste il work life balance

Il termine work-life balance è entrato in uso negli Anni ’70 e ’80 per indicare l’importanza, nella generazione dei lavoratori Baby Boomer, di trovare un equilibrio fra il lavoro, la famiglia e le altre aree della loro vita.

La Generazione X (i nati nel 1965-1980) ha guardato ancor di più all’aspetto dell’equilibrio e al PTO (Personal time off) come tempo per la famiglia e tutte le attività che non sono il lavoro. Ciò vale soprattutto negli Stati Uniti, dove non c’è un numero minimo di ferie imposte dalla legge federale.

L’ingresso dei Millennial nel mondo del lavoro ha nuovamente spostato l’attenzione. Questa generazione vuole un percorso professionale che sia funzionale al loro modo di vivere, ovvero che non si scontri con il loro lifestyle. Ciò ribalta l’approccio tradizionale del trovare un lavoro e costruirci la vita intorno in base a orari, luogo, stipendio e altri fattori.

Adesso è il lavoro che deve essere coerente con il modo in cui ci piace vivere.

Negli ultimi anni nelle riflessioni sul work-life balance è entrato prepotentemente l’elemento del il burnout. I ricercatori della Harvard Business Review descrivono così la frustrazione odierna: “Forgiare e gestire un’identità sfaccettata è molto difficile per le persone e le aziende. La natura avida del lavoro (che ci vuole iper produttivi, sempre connessi, dinamici, ecc.), unita alle responsabilità della nostra vita personale e alla pressione sociale a fare ed essere focalizzati, significa che dobbiamo imparare a gestire il nostro portfolio di differenti identità e le aspettative che ognuna crea”.

Perché bilanciare vita e lavoro è importante

Assicurare ai lavoratori e ai loro familiari un buon equilibrio tra vita privata e lavoro è sempre più importante per l’HR perché, da un lato, contribuisce al benessere dei dipendenti e, dall’altro, aiuta le imprese a rimanere competitive sul mercato, sostenendo con le persone la crescita e i risultati finanziari. Le imprese che hanno adottato specifiche iniziative per la promozione della qualità della vita dei collaboratori registrano risultati positivi in termini di aumento della produttività perché i collaboratori, più sereni, sono anche più motivati ed efficienti. Ma, soprattutto, le aziende che dimostrano attenzione nei confronti del benessere lavorativo hanno una reputazione decisamente migliore, dimostrandosi attraenti per i talenti in fase di recruiting e incrementando notevolmente la retention delle risorse interne.

Un report dell’ILO (Working Time and Work-Life Balance Around the World), il primo dedicato al tema del work-life balance, ha rilevato che un orario di lavoro ridotto e modalità di lavoro più flessibili dal punto di vista della gestione del tempo possono produrre benefici per le economie, le imprese e i lavoratori e sono alla base di una sana armonizzazione tra lavoro e vita personale. Il report ha indagato su scala globale due fondamentali aspetti del tempo dedicato al lavoro, l’orario e l’organizzazione dei turni, e gli effetti che hanno sulle prestazioni aziendali e sul work-life balance. “Abbiamo portato alla luce prove che dimostrano che le politiche sul work–life balance producono importanti benefici per le imprese e le persone”, conclude lo studio. “Il fenomeno del Great Resignation”, evidenzia il lead author Jon Messenger, “ha messo il work-life balance in cima alle tematiche sociali e occupazionali nel mondo post-pandemico. Il report mostra che, se applichiamo alcune delle lezioni imparate durante la crisi del Covid-19 e osserviamo attentamente gli orari di lavoro, possiamo creare una strategia win-win per le imprese e i lavoratori”.

Come raggiungere il wor-life balance e conciliare lavoro e vita privata

Alcuni consigli per i lavoratori per preservare il proprio tempo libero e la salute, rimanendo comunque produttivi ed efficienti sul lavoro, sono:

  • imparare a saper dire qualche no sul lavoro;
  • creare dei confini precisi sia col datore di lavoro (per esempio con il “diritto alla disconnessione”) che con se stessi (per esempio evitare di portare il computer a letto o di rispondere ad una telefonata di lavoro a tavola);
  • ritagliarsi più tempo per le relazioni sociali;
  • non trasformare il tempo libero in stress (una corsa a dedicarci a tutto quello che non abbiamo avuto tempo di fare a causa del lavoro), ma lasciare che sia un momento di relax e recupero delle energie.

Per i leader HR si tratta di capire quali sono le aspirazioni e i bisogni dei loro dipendenti, attuali e potenziali, e di creare un ambiente di lavoro sano dove si dà importanza agli strumenti che permettono alle persone di stare bene e crescere personalmente e professionalmente:

  • alimentazione corretta;
  • spazio per il tempo libero;
  • mindfulness e supporto psicologico;
  • strumenti e tecnologie che migliorano la qualità della vita, come i dispositivi mobili o il car sharing.

Un progetto concreto in Italia che cerca di ottenere un miglior work-life balance è “SloWelfare, Benessere organizzativo a Km0”, accordo di partenariato e iniziativa finanziata da Regione Lombardia che ha come capofila SloWorking. Il progetto ha già una ventina di Partner, tra cui Comuni, piccole imprese dell’innovazione digitale, della consulenza e della comunicazione, negozi di quartiere e realtà commerciali territoriali ed enti istituzionali, della cultura, dell’associazionismo e dei servizi alla persona. Per un anno i titolari di queste realtà, i dipendenti e i loro familiari saranno al tempo stesso fruitori ed erogatori di servizi gratuiti o resi disponibili a un prezzo molto agevolato come voucher per asili nido, centri estivi e spazi gioco, momenti di confronto fra generazioni diverse e tra genitori e figli, formazione e coaching, coworking e convenzioni con i commercianti locali.

Work-life balance batte stipendio: il lavoro non è l’unico valore

Avere un lavoro non basta. Anche se lavorare è indispensabile per vivere, le persone esigono una qualità della vita accettabile. Una ricerca di Aviva pubblicata lo scorso agosto e condotta in UK ha scoperto che il 41% delle persone ha scelto il proprio attuale lavoro per il work-life balance contro il 36% che è stato attratto dallo stipendio (sono soprattutto le donne a dare valore al work-life balance, prioritario per il 44%). Nel sondaggio analogo condotto nel 2019 lo stipendio rappresentava la prima ragione per scegliere il proprio lavoro, seguito a brevissima distanza dal work life balance. Seguono nel ranking (sia nel 2022 che nel 2019) la location (presenza di un parcheggio, collegamento con i mezzi pubblici…) e la possibilità di fare carriera, ma si ribaltano la quinta e la sesta risposta più selezionata: nel 2022 “le persone e la cultura” contano più della “reputazione dell’azienda”. I benefit non inclusi nello stipendio sono al settimo posto sia nel 2022 che nel 2019 e, afferma l’88% dei lavoratori, aumentano la soddisfazione complessiva nei riguardi del datore di lavoro.

Il work-life balance è fondamentale anche per chi è ai vertici aziendali. In un recente post su Linkedin il co-fondatore di Netflix Marc Randolph ha condiviso la sua personale esperienza, raccontando di aver messo severi paletti per proteggere la sua vita privata. Uno dei suoi “trucchi” per evitare che il lavoro lo assorba completamente è creare degli appuntamenti con la sua sfera personale: il martedì, per esempio, Randolph esce dall’ufficio alle 17. Sempre e comunque. “L’ho fatto per quasi trent’anni, caschi il mondo, io alle cinque chiudo col lavoro e sto con mia moglie. Andiamo al cinema, a cena, a passeggio a guardare le vetrine. Non ho mai derogato”, scrive Randolph. “Se il martedì mi dovete dire qualcosa alle 16.55, lo farete nel parcheggio mentre avvio la macchina per tornare a casa”.

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