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Soft skill: che cosa sono e perché sono importanti protagoniste della Digital Transformation

Le chiamano abilità personali o competenze trasversali o, con la terminologia inglese, soft skill. Oggi contano più delle hard skill, legate ai titoli di studio. Vediamo di che cosa si tratta, perché le organizzazioni le ritengono più preziose delle competenze tecniche e come cambia il processo di ricerca dei talenti

Aggiornato il 26 Gen 2023

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Le soft skill o “abilità personali” come competenza fondamentale: su uno scenario occupazionale altamente competitivo, le soft skills – dette anche competenze trasversali – si stagliano come cruciale elemento di differenziazione e successo sia per le imprese sia per i candidati che si propongono sul mercato del lavoro.

La trasformazione digitale ha reso ancora più rilevante il ruolo delle soft skill. Lo studio IDC Perspective sottolinea come l’attuazione dei progetti di digitalizzazione richiedano molto più delle tecnologie. Le capacità di relazionarsi, negoziare, guidare e sponsorizzare il cambiamento sono ancora più cruciali, perché la trasformazione culturale è la base di quella digitale. IDC ha definito le soft skill gli eroi silenziosi della Digital Transformation.

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Che cosa si intende per soft skill

Il concetto di soft skill fa riferimento in particolare alle competenze legate all’intelligenza emotiva e alle abilità naturali che ciascuno di noi possiede. Sono caratteristiche trasversali e pertinenti ai tratti specifici della personalità e fanno riferimento anche alle qualità relazionali e alla creatività. Le soft skills non riguardano, dunque, le competenze tecniche (le cosiddette hard skills), ma sono legate a come si interagisce con le persone, si risolvono i problemi, si sviluppano le idee, si gestiscono il proprio tempo e le proprie responsabilità. Anche essere persone piene di energia che creano un’atmosfera piacevole e produttiva in ufficio è una qualità che le aziende apprezzano.

Capacità di ascoltare e comunicare, lavoro di squadra, flessibilità e leadership sono altre soft skill essenziali per partecipare al mondo del lavoro, soprattutto con i nuovi modelli fortemente collaborativi.

Perché sono importanti

Le soft skills sono oggi inserite quasi sempre sia negli annunci delle posizioni aperte nelle aziende sia nei curriculum di chi cerca lavoro. Per il candidato, nel CV e nel colloquio di lavoro, dimostrare le proprie soft skills può fare la differenza per essere selezionato quando c’è parità di formazione accademica e tecnica con altri candidati.

Per le imprese le soft skills sono anche una risposta al talent shortage, perché garantiscono attrattività se sono parte integrante della cultura aziendale. Ogni anno il magazine americano Fortune pubblica una classifica sulle imprese più ammirate a livello globale, tra cui spiccano aziende come Aphabet, Apple, Starbucks, Walt Disney, Microsoft e altri innovatori del loro settore. L’aspetto interessante della classifica è connesso alle motivazioni per le quali vengono scelte determinate imprese: non sono tanto la struttura organizzativa, l’efficienza dei processi e la solidità finanziaria ad attrarre quanto la capacità di innovare o di rispondere ai desideri dei consumatori. Le soft skill sono vere e proprie risorse intangibili, di grande peso e valore quando un’impresa compete sul mercato, perché direttamente legate alla talent acquisition e alla talent retention.

Va inoltre osservato che alcune competenze presenti nelle aziende si manifestano in modo esplicito mentre altre, pur presenti tra le attitudini e le passioni dei collaboratori o magari sviluppate informalmente all’interno del proprio lavoro, non si manifestano e rimangono dormienti. Qui le imprese possono provare a migliorare valorizzando e le competenze nascoste e inespresse cercando i collaboratori che le posseggono o le hanno sviluppate personalmente. Nel contesto attuale, in cui le competenze in generale e le competenze digitali in particolare sono difficili da reperire sul mercato del lavoro e costose, questo passaggio diviene indispensabile.

Soft skill, guida al CV e al colloquio di lavoro

Il segreto del successo del colloquio di lavoro consiste per il candidato nel presentare in modo efficace l’insieme delle sue competenze personali e dimostrare in che modo lo rendono perfetto per il ruolo in questione. Non basta mettere in risalto le qualifiche e l’esperienza: i selezionatori sono altrettanto interessati alle competenze trasversali.

Comunicare efficacemente, esercitare la leadership, saper risolvere i problemi e dimostrare visione strategica sono le soft skills che oggi si ricercano di più nei collaboratori, secondo una ricerca di Performance Strategies . Empatia, pazienza, problem solving, comunicazione assertiva e gestione del tempo sono caratteristiche personali che le aziende valutano molto positivamente e che val la pena coltivare e inserire nel CV.

Secondo la multinazionale del recruiting Randstad, occorre fare attenzione alla forma e alla struttura con cui vengono descritte le soft skill nel CV: italiano corretto e impaginazione chiara e uniforme sono sinonimi di una persona affidabile e attenta al dettaglio. Utilizzare la forma attiva dei verbi per descrivere competenze e studi trasmette la sensazione di una persona dinamica e di iniziativa. Un altro modo per far emergere le soft skill dal CV riguarda la trasformazione delle abilità trasversali in un discorso strutturato: per esempio, invece di scrivere che si possiedono ottime capacità di gestione del team, si può raccontare un’esperienza lavorativa in cui questa attitudine è stata messa in risalto.

Anche durante il colloquio di lavoro il candidato dovrà supportare le affermazioni sulle proprie soft skill con esempi di situazioni professionali e scenari in cui sono state dimostrate queste competenze trasversali.

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Le sei principali categorie di soft skill

Ci sono sei macrocategorie di soft skill che vengono considerate essenziali dai datori di lavoro.

  1. La comunicazione. Saper parlare in modo chiaro (con colleghi, manager, soci, clienti, fornitori.), saper ascoltare, persuadere, interagire in modo fruttuoso, mostrare empatia, negoziare, presentare in pubblico, interpretare il linguaggio non verbale, scrivere bene o saper fare lo storytelling.
  2. Il pensiero critico. Le aziende cercano persone capaci di analizzare le situazioni, interpretarle e prendere decisioni sulla base dei dati a disposizione. La creatività, la propensione artistica, la capacità di osservazione, la curiosità e il desiderio di imparare sempre, la flessibilità, l’adattabilità, l’innovatività rientrano in questa categoria. Sono apprezzate le persone piene di risorse, che non si spaventano di fronte ai cambiamenti e sanno ideare soluzioni nuove ai problemi (“think outside the box”).
  3. La leadership. Serve a tutti, non solo ai manager, perché le aziende vogliono persone che sanno lavorare in autonomia e coordinarsi coi colleghi. In questa categoria rientrano soft skill come la capacità di risolvere conflitti interpersonali o dare stimolo o aiuto ai colleghi in difficoltà, prendere decisioni, delegare quando necessario. Per chi poi ha una posizione manageriale occorre sapere gestire i team e le riunioni, motivare le persone, fare attività di mentoring e coaching. Bisogna sapere curare e trattenere i talenti.
  4. L’atteggiamento positivo. La buona educazione, la capacità di collaborare, l’entusiasmo, il buon umore, la pazienza, il rispetto, l’energia sono sempre apprezzate.
  5. La capacità di lavorare in team. Compare praticamente in ogni annuncio di lavoro: le aziende cercano talenti in grado di collaborare con gli altri. In questa soft skill rientrano qualità come sapere accettare commenti e critiche, interfacciarsi con i clienti, affrontare situazioni difficili o stressanti. Occorre possedere intelligenza emotiva, essere aperti a ambienti di lavoro multiculturali, saper interagire con chi è diversamente abile o ha semplicemente un cattivo carattere. Networking, team building e resistenza allo stress sono parte di questa categoria.
  6. L’etica del lavoro. O, semplicemente, la professionalità. Le organizzazioni cercano persone che lavorano rispettando gli altri e le scadenze, con capacità di organizzazione e orientamento all’obiettivo, che sanno gestire il proprio tempo e essere multitasking se occorre, affidabili e puntuali.

Le soft skill del 2023

Nel corso degli ultimi anni i profondi mutamenti registrati all’interno del mondo del lavoro hanno fatto emergere l’esigenza di sviluppare alcune soft skill particolarmente adatte a rispondere ai nuovi contesti più fluidi, flessibili e digitali. Secondo Hays, la multinazionale nell’ambito delle Risorse Umane presente in 33 Paesi, sono le seguenti:

Skill comunicative e interpersonali. Con la diffusione del lavoro ibrido, dimostrare di essere capaci di adattare le proprie capacità di comunicazione a questo nuovo modo di lavorare diventa sempre più importante.

Capacità di accogliere il cambiamento. La trasformazione del mondo del lavoro è ancora in atto. Le aziende sono alla ricerca di persone in grado di accogliere il cambiamento con entusiasmo e senza paura, capaci di adattarsi rapidamente a nuovi processi e modalità lavorative.

Problem-solving. Mai come in questi ultimi la capacità di problem-solving è stata fondamentale per affrontare le sfide e guardare al futuro. Questa soft skill è imprescindibile per le organizzazioni.

Flessibilità e adattabilità. Sono essenziali in questi tempi caratterizzati da profondi e repentini cambiamenti, dal punto di vista organizzativo, culturale e tecnologico.

Gestione delle persone. La capacità di gestire le persone all’interno di un gruppo di lavoro più o meno articolato, oggi anche da remoto, è una skill “must-have” per ogni leader.

La rivista americana Forbes ha stilato una vera classifica mettendo in fila le soft skills determinanti nel 2023. Si tratta, nell’ordine, di: Pensiero critico; Decision making; Intelligenza emotiva ed empatia; Creatività; Collaborazione e lavoro di squadra; Capacità di comunicazione interpersonale; Capacità di lavorare in una Gig Economy; Adattabilità e flessibilità; Intelligenza culturale e coscienza della diversità; Consapevolezza etica; Leadership; Gestione del marchio e networking; Gestione del tempo; Curiosità e apprendimento continuo; Capacità di adattarsi e di celebrare il cambiamento; Capacità di prendersi cura di sé stessi.

Soft skill, guida al recruiting per manager e HR

Le organizzazioni hanno difficoltà a individuare le soft skill in fase di assunzione, anche con un CV ben scritto. Il 68% dei top manager HR sentiti in un sondaggio di LinkedIn riferisce che il mezzo principale con cui cerca di catturare le caratteristiche personali del candidato è studiando le espressioni del volto, il linguaggio del corpo e il tono della voce durante il colloquio. Il portale del trova-lavoro Monster.com consiglia ai recruiter di farsi una lista precisa delle competenze trasversali di cui le loro organizzazioni hanno bisogno, di evidenziarle anche nelle campagne di Employer Branding e di sottolineare apertamente nei colloqui le situazioni più problematiche che il neoassunto si troverà ad affrontare, accanto ai benefici del nuovo lavoro. E poi andare a caccia attivamente di talenti con le soft skill necessarie guardando ai poli formativi.

Trovare le soft skill è infatti più facile che formarle. Un recente sondaggio globale di IBM Institute for Business Value ha stimato che, per effetto della diffusione dell’automazione, più di 120 milioni di lavoratori nelle 12 maggiori economie mondiali avranno bisogno di reskilling nei prossimi tre anni. Le aziende si sono dette preoccupate per la carenza di talenti capaci di gestire le nuove applicazioni basate su intelligenza artificiale e machine learning, ma soprattutto per l’aggravarsi del gap sulle abilità trasversali, considerate ancora più cruciali per affrontare le sfide del lavoro nell’era dell’automazione. Nel sondaggio IBM le skills più ricercate in assoluto sono tutte soft: disponibilità ad essere flessibili, agilità e adattabilità al cambiamento, capacità di gestire il tempo e definire le priorità. IBM afferma che le aziende possono usare le stesse applicazioni di intelligenza artificiale e analisi dei dati per definire le proprie necessità di competenze e disegnare percorsi formativi personalizzati per i propri dipendenti, rinnovando tramite le tecnologie digitali la funzione HR.

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*Articolo originariamente pubblicato nel 2020 e sottoposto a successive revisioni e aggiornamenti.

Articolo originariamente pubblicato il 26 Gen 2022

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