HR STRATEGY

Dall’attrazione alla formazione dei talenti: così Maticmind punta sui giovani



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Diverse sono le iniziative che il system integrator italiano sta portando avanti per suscitare l’interesse e valorizzare le competenze delle nuove leve. A raccontarle Ilaria Rolandi e Sara Podeschi, rispettivamente HR Director e HR Business Partner della società

Pubblicato il 2 lug 2024



attrarre i giovani talenti
Immagine di New Africa via Shutterstock

Nell’era dei nativi digitali, la promessa di un lavoro sicuro e remunerativo non è più sufficiente per attrarre i giovani talenti, ma servono nuovi canali di comunicazione e altre rassicurazioni come le prospettive di carriera o il wellbeing aziendale. Maticmind, società italiana specializzata nella progettazione, integrazione e gestione di soluzioni ICT, ha raccolto la sfida e intrapreso un percorso per avvicinarsi al mondo dei ragazzi neo-lavoratori.

L’importanza del ricambio generazionale

«Il ricambio generazionale – afferma la HR Director Ilaria Rolandi – è estremamente importante, soprattutto per un’azienda IT. Il mondo sta diventando sempre più complesso e richiede la flessibilità mentale dei giovani. In particolare, i nati dagli anni Duemila, che sperimentano la tecnologia dall’infanzia e crescono con i social media, hanno maggiore sensibilità nell’affrontare le sfide dell’innovazione. Oggi, infatti, il digitale connota qualsiasi aspetto della quotidianità, in contesti privati e professionali, con applicazioni che spaziano dalla domotica casalinga all’Internet of Things all’intelligenza artificiale».

Who's Who

Ilaria Rolandi

HR Director di Maticmind

Ilaria Rolandi

Secondo Rolandi, i giovani sarebbero inoltre un motore propulsore per tutta l’organizzazione: rappresentano infatti ’una fonte di stimolo e nuove idee’ per i colleghi, anche per chi lavora in azienda da tanti anni.

La chiave per attrarre i giovani talenti

Insomma, le nuove generazioni costituiscono la linfa vitale per rinverdire l’impresa, ma se il loro valore è lampante, meno evidente è la strategia per attrarre il loro interesse. Come conquistarli?

«La mentalità – commenta Sara Podeschi, HR Business Partner di Maticmind – è profondamente cambiata. I giovani oggi non accettano l’impiego o lo stage solo per ragioni economiche, ma bisogna offrire loro un pacchetto completo, che evidenzi le prospettive di crescita, i plus aziendali, il percorso di formazione, le tecnologie trattate e così via. I ragazzi fanno molte più domande su cosa diventeranno e dopo quanto tempo, su quali competenze acquisiranno, su come potranno bilanciare la vita privata e lavorativa. Ecco perché ci siamo posti l’obiettivo di cambiare approccio verso le nuove generazioni per diventare più interessanti come azienda».

Who's Who

Sara Podeschi

HR Business Partner di Maticmind

Sara Podeschi

La strategia per attrarre talenti parte dalle presentazioni. «Innanzitutto – prosegue Podeschi – spieghiamo cosa significa entrare in Maticmind e quali sono le opportunità per i neo lavoratori. Con l’iniziativa One Day As, abbiamo coinvolto i nostri manager per raccontare ai potenziali candidati una giornata tipo in azienda, declinata attraverso le varie business unit. Bisogna essere concreti, parlare di cosa accadrà effettivamente; così i ragazzi possono valutare più consapevolmente l’ingresso nel mondo lavorativo. Insomma, quando incontriamo i giovani talenti, ci presentiamo come se fosse uno speed date, mettendo in risalto i nostri punti di forza e le caratteristiche più attrattive per gli interlocutori».

Il canale di comunicazione corretto

Ai ragazzi si parla con franchezza e trasparenza, descrivendo la realtà dei fatti, dalle condizioni contrattuali ai percorsi formativi alle opportunità carrieristiche. La comunicazione è affidata alla divisione HR ma anche agli ambassador, ovvero dipendenti di Maticmind che, usciti da scuola pochi anni prima, spiegano la loro personale esperienza di crescita, stimolando l’immedesimazione.

«Abbiamo pubblicato delle clip con la testimonianza di alcuni colleghi – sottolinea Podeschi – che hanno ottenuto un ottimo riscontro. Al colloquio, molti giovani candidati dichiarano di avere guardato i video: evidentemente è un canale diretto, che piace e cattura subito l’attenzione. La difficoltà insomma è trovare lo strumento di comunicazione più adatto per arrivare ai giovani lavoratori».

Il disallineamento tra scuola e lavoro

L’altra criticità invece consiste nell’adattare al contesto lavorativo, le competenze apprese durante il percorso scolastico. «I ragazzi – argomenta Rolandi – escono dall’università con aspettative alte in termini di contratti e retribuzione, ma pochi riescono a sfruttare le conoscenze acquisite in ambito lavorativo. Per l’azienda ciò implica ovviamente un grande investimento in tempo e formazione delle nuove risorse. Rispetto ai neolaureati, gli studenti delle accademie tecnologiche e degli istituti tecnici sono tipicamente più preparati in termini di competenze specifiche, tuttavia difettano nelle soft skill. Oggi invece le capacità di comprendere, comunicare e padroneggiare la lingua italiana sono fondamentali per approcciare il cliente nei progetti IT».

Rolandi rileva quindi due scenari possibili: l’universitario con buone soft skill ma carenze tecniche, e all’opposto il diplomato delle scuole tecnologiche. L’ideale sarebbe il match delle due figure, ma nella realtà bisogna preparare i giovani alternativamente su entrambe le aree.

Il vivaio di talenti di Maticmind

Il Talent Mind, ovvero il progetto di sviluppo delle competenze e di formazione interna a Maticmind, è stato pensato proprio per garantire ai giovani professionisti un percorso di crescita completo.

«É il nostro vivaio di talenti – asserisce Podeschi – progettato per favorire l’inserimento delle figure junior in azienda, arricchendone il bagaglio di competenze hard e soft. Così viene valorizzato e fatto esplodere il loro potenziale. La formazione dura un anno e include diversi check-point, oltre a momenti di crescita e confronto. Per ogni area di business e ruolo è stato definito un piano di sviluppo tailor-made, che viene declinato e affinato sulle specificità e i progressi della singola persona».

Il giovane è sempre affiancato da un tutor, ovvero un collega senior incaricato di indirizzare il percorso formativo, ma anche dalla nuova figura del buddy, cioè una sorta di ‘compagno di banco’ che può offrire un supporto pratico e meno formale nel raggiungere gli obiettivi e superare le criticità.

Un percorso completo, dalla teoria alle certificazioni

Il Talent Mind prevede il raggiungimento di obiettivi tecnici, con una componente teorica di studio e diversi momenti di sperimentazione pratica, dove il giovane viene messo alla prova in laboratori o comunque contesti protetti al fianco di tutor o buddy, prendendo in carico compiti e responsabilità. «Al termine dell’anno – riprende Podeschi – il giovane acquisisce autonomia di gestione rispetto alla presa in carico delle attività, oltre ad ottenere dai professionisti in affiancamento un riscontro costante sulle competenze acquisite e sui punti critici dove occorre ancora lavorare».

«Come solitamente accade in qualsiasi percorso di formazione tecnica – aggiunge Rolandi – ogni step è spesso accompagnato dalle certificazioni, che rappresentano la validazione delle skill acquisite e per Maticmind sono una componente imprescindibile dell’identità aziendale. Per partecipare a gare e in diversi contesti progettuali, infatti, il personale certificato è un requisito ineludibile».

Il Talent Mind si occupa quindi di forgiare e valorizzare i nuovi talenti, che andranno a costituire la forza lavoro futura nonché il punto di eccellenza di Maticmind.

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