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Direttiva UE 970/23: dalla compliance alla trasformazione culturale della retribuzione nelle organizzazioni



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l 7 giugno 2026 rappresenta una scadenza chiave per le imprese europee: entro questa data gli Stati membri dovranno aver recepito la Direttiva (UE) 970/23 in materia di trasparenza retributiva. Per molte organizzazioni, tuttavia, ridurre questo passaggio a un mero adempimento normativo rischia di essere una lettura miope

Pubblicato il 4 mag 2026

Filippo Cannavò

Responsabile BU HRO Service & Training – Alveria



Direttiva UE 970/23
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La Direttiva (UE) 970/23 introduce obblighi significativi per tutte le aziende, ed in particolare per quelle con più di 100 dipendenti: trasparenza sui criteri retributivi, reporting strutturato sul gender pay gap, rafforzamento dei diritti informativi dei lavoratori e un principio destinato a incidere profondamente sulle dinamiche del contenzioso, ovvero l’inversione dell’onere della prova in caso di discriminazione salariale.

Ma l’impatto della normativa va oltre la compliance. La Direttiva apre infatti a una riflessione più ampia: come vengono valutati, classificati e retribuiti i lavori nelle organizzazioni contemporanee?

Oltre il pay gap: il vero nodo è il sistema

Il dibattito sul gender pay gap ha spesso concentrato l’attenzione sull’indicatore finale. Tuttavia, l’esperienza organizzativa mostra che le disuguaglianze retributive non nascono solo dal salario in sé, ma da una catena di decisioni manageriali e HR: assegnazione dei ruoli, accesso ai progetti strategici, criteri di valutazione della performance, percorsi di crescita.

In questo senso, anche sistemi formalmente “neutrali” possono produrre effetti distorsivi se alimentati da pratiche quotidiane non strutturate o non monitorate. La sfida principale per le imprese non è quindi solo misurare il divario, ma comprenderne le cause sistemiche.

Job evaluation e classificazione del lavoro: il cuore della compliance

Uno degli elementi centrali della Direttiva 970/23 è il principio del “lavoro di pari valore”, che impone alle organizzazioni di dotarsi di sistemi strutturati di classificazione delle posizioni.

Questo implica un passaggio culturale rilevante: dalla descrizione delle posizioni alla loro valutazione comparabile attraverso criteri oggettivi. Competenze, responsabilità, impegno e condizioni di lavoro diventano le quattro dimensioni chiave su cui costruire architetture professionali coerenti e difendibili.

In assenza di sistemi già strutturati, le organizzazioni sono chiamate a sviluppare modelli di job evaluation in grado di ridurre la soggettività e rendere trasparenti i criteri di classificazione interna.

Analisi retributiva e gestione del rischio legale

La Direttiva rafforza in modo significativo anche il ruolo dell’analisi retributiva. Non si tratta più solo di calcolare il gender pay gap medio o mediano, ma di effettuare analisi per cluster di lavori comparabili, identificando scostamenti significativi e documentandone le eventuali giustificazioni oggettive.

In questo scenario, la soglia di attenzione si alza: differenze non spiegate devono essere interpretate e, se necessario, corrette. L’obiettivo non è solo la riduzione del gap, ma la costruzione di una documentazione solida e difendibile in caso di contenzioso.

Particolare rilevanza assume la capacità delle aziende di distinguere tra differenze salariali giustificate (anzianità, competenze specifiche, responsabilità aggiuntive) e disallineamenti sistemici potenzialmente discriminatori.

Trasparenza e dati: dalla compliance alla governance

Un ulteriore elemento di cambiamento riguarda la trasparenza interna ed esterna. Le organizzazioni saranno chiamate a rendere disponibili informazioni sempre più strutturate non solo alle autorità, ma anche ai lavoratori e ai candidati.

In questo contesto, la reportistica retributiva evolve da strumento amministrativo a leva di governance. Indicatori come mobilità interna, accesso alla formazione, partecipazione a percorsi di leadership e distribuzione delle opportunità diventano parte integrante dell’analisi del valore del lavoro.

La trasparenza non è più solo un obbligo, ma un elemento competitivo: influenza l’employer branding, la capacità di attrarre talenti e la fiducia interna.

Il ruolo dei sistemi HCM nella trasformazione

In questo scenario evolutivo, i sistemi di Human Capital Management assumono un ruolo sempre più centrale.

Sistemi di HCM come quello di Alveria rappresentano un’evoluzione significativa nella gestione delle risorse umane, diventando veri e propri ecosistemi integrati di Human Capital Management, in grado di supportare decisioni strategiche sempre più data-driven.

Questi sistemi, consentono alle organizzazioni di governare in modo strutturato processi chiave come la valutazione delle posizioni, la gestione delle competenze, la pianificazione dei percorsi di crescita e l’analisi retributiva, contribuendo a garantire maggiore trasparenza, coerenza interna e tracciabilità delle decisioni HR.

In un contesto normativo sempre più orientato alla trasparenza e all’equità gli HCMS si configurano come abilitatori per la compliance, supportando le aziende nell’adempimento di requisiti regolatori complessi e trasformandoli, al tempo stesso, in leve concrete di evoluzione organizzativa e culturale.

Una trasformazione culturale prima ancora che normativa

Il recepimento della Direttiva UE 2023/970 non può essere affrontato come un semplice progetto di adeguamento normativo. Richiede un ripensamento strutturale dei sistemi HR e del ruolo del management nella gestione delle persone.

Le organizzazioni che sapranno interpretare questo passaggio come un’occasione di evoluzione – e non solo di conformità – potranno beneficiare di sistemi più coerenti, processi decisionali più trasparenti e una maggiore resilienza sul piano legale e reputazionale.

La vera domanda per i prossimi mesi non è quindi solo “siamo compliant?”, ma “il nostro sistema di gestione delle persone è in grado di produrre equità in modo stabile e verificabile?”.

La scadenza del 7 giugno 2026 segna un punto di arrivo normativo, ma soprattutto un punto di partenza per una nuova stagione della gestione HR in Europa.

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