GUIDE E HOW-TO

Leadership aziendale: che cosa vuol dire essere un “leader” oggi, tra performance e “gentilezza”

La leadership evolve coi tempi. Alla capacità di vision e di guida verso gli obiettivi strategici devono affiancarsi nuove qualità altrettanto importanti: empatia, humanity, addirittura “holding”, perché il leader del post-pandemia deve saper essere “contenitore” dei timori altrui, ridare fiducia alle persone, valorizzare i talenti e fornire una convincente risposta al “perché” del nostro ruolo in azienda

11 Feb 2022
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La leadership aziendale è il collante dei talenti in azienda: è il leader che garantisce che le risorse interne lavorino armonicamente verso il raggiungimento degli obiettivi. Semplice? No, perché la capacità di leadership è un insieme di qualità e caratteristiche che si deve adattare alle esigenze della singola azienda e al mutare dei tempi. Lo scenario economico, sociale, culturale e, oggi, anche sanitario, chiedono alla leadership aziendale di essere flessibile e resiliente per restare efficace. Vediamo come si configura e perché è sempre più centrata sulle persone, sull’ambiente di lavoro e sui concetti di humanity e “gentilezza”.

Che cos’è la leadership aziendale

Lo psicologo americano Daniel Goleman definisce la leadership come la capacità di motivare e ispirare le persone, affinché diano il meglio di sé. Il leader sa entusiasmare e nutrire la passione per una certa attività in modo da portare a fare del proprio meglio e a ottenere il risultato migliore per l’azienda e per la gratificazione personale.

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Più specificamente la leadership aziendale motiva le persone e i team affinché lavorino in sintonia verso obiettivi comuni e condivisi. I leader in un’azienda sanno fissare obiettivi e guidare sé stessi e gli altri a raggiungerli.

Goleman sottolinea che la leadership è innanzitutto autoconsapevolezza. «I grandi leader sono tali perché, per prima cosa, sanno guidare sé stessi», ha affermato in un’intervista con Forbes.

Le caratteristiche di un leader

È evidente che l’immagine del leader-eroe onnipotente, che dall’alto della sua torre d’avorio con un solo gesto decide le sorti dell’intera azienda e dei suoi dipendenti, guidato dalla fama di potere, di gloria e di denaro non è più appropriata al contesto attuale in cui, al contrario, si preferisce la figura di un mentore o di un coach che sia molto più simile a una guida e con il quale è possibile confrontarsi, relazionarsi e ricevere feedback e gratificazione. Il leader di oggi non dove trovare da solo risposte e soluzioni ai problemi che sopraggiungono sul lavoro, ma deve piuttosto rendere i suoi team partecipi della situazione, porsi in una condizione di ascolto e di apertura ai punti di vista che possono emergere “dal basso” e accoglierli mirando al bene dell’intera organizzazione e di chi la frequenta.

Self Awareness, Self Management, Social Awareness e Relationship Management sono le caratteristiche del leader autoconsapevole indicate da Goleman.

Più in generale potremmo citare carisma, competenza, credibilità, empatia e “compassion”, capacità di decidere velocemente e di mettersi in gioco, saper comunicare e coinvolgere come caratteristiche fondamentali nella leadership aziendale.

Altre doti del leader sono l’agilità e la resilienza: in un contesto in costante cambiamento e evoluzione come quello odierno (digitalizzazione, competizione globale, pandemia, ristrettezze sulla supply chain, tensioni geopolitiche…) il leader deve sapersi adattare alle circostanze, sfoderare un numero sempre maggiore di qualità personali (soft skill) e adottare stili di leadership diversi. Per questo l’apprendimento continuo è la chiave del successo di un leader attivo in un mondo in continuo cambiamento.

Un’analisi del MIP Politecnico di Milano individua 5 competenze chiave per chi assume un ruolo di leadership in azienda: capacità di prendere decisioni complesse; comunicazione efficace e persuasiva; gestione e sviluppo dei team; negoziazione e gestione dei conflitti; project management interculturale.

In particolare, sulla gestione dei team, gli esperti del Polimi scrivono che il team deve essere “coltivato con gentilezza e passione”. La motivazione dei collaboratori è fondamentale per generare benessere e migliorare la performance. La leadership aziendale di successo si basa sulla costruzione di relazioni “risonanti”, fondate sull’empatia, l’ascolto e l’osservazione attiva.

Quanto al Project Management interculturale, la collaborazione tra persone di diversa origine e appartenenza culturale facilita la produzione di idee innovative, ma il leader deve sapere riconoscere l’impatto provocato dall’impronta culturale. La gestione virtuosa delle differenze può consentire il raggiungimento di risultati “sorprendenti”.

Tipologie di leadership aziendale, da Goleman alla gestione delle crisi

Goleman ha identificato 6 diversi stili di leadership, ognuno dei quali risponde a particolari esigenze aziendali. Il leader dovrebbe idealmente essere in grado di adottarne più di uno, in base ai contesti in cui opera, ai momenti e agli obiettivi da raggiungere: visionario, fondato sulla capacità di vision e di infondere passione all’intero team; democratico, basato sul coinvolgimento del team nelle decisioni; coach, il leader che sa trarre il meglio da ciascun talento; armonizzatore, un vero collante per i team; esigente, focalizzato solo sugli obiettivi, poco empatico; autoritario, impone gli obiettivi noncurante della partecipazione emotiva. Inutile dire che gli ultimi due hanno diverse controindicazioni e rispondono alle necessità di momenti di crisi o emergenza.

Oggi questi stili sono in parte superati dall’evoluzione del contesto macroeconomico. Nel post-pandemia al leader si richiedono nuove qualità. Una è quella che Gianpiero Petriglieri, Associate Professor of Organisational Behaviour dell’INSEAD e esperto di leadership e apprendimento nel workplace, ha definito “holding”, con un termine tratto dal mondo della psicologia. Holding è il sostegno come funzione materna primaria necessaria allo sviluppo psichico del bambino, ma indica anche un “contenitore” di angosce altrui. Ed è questo che devono essere i leader oggi. «Spesso si dice che una solida vision è ciò che caratterizza un bravo leader. Ma in una crisi le persone non hanno bisogno di una vision che le ispira – sono già nella necessità di agire. Invece, hanno bisogno di quello che gli psicologi definiscono “holding” – dei leader che riconoscono le loro emozioni e le mettono in un contesto, calandole nella realtà», scrive Petriglieri. Holding descrive il modo in cui l’altro, spesso una figura autorevole, contiene e interpreta ciò che accade in tempi di difficoltà e incertezza.

«L’holding permette alle persone di incanalare il loro desiderio di agire in azioni che abbiano un’utilità pratica e permette loro di essere pienamente se stesse (anche più sane mentalmente). Le persone non si dimenticano mai di come i manager le hanno trattate di fronte a una perdita. Sono i leader che fanno da “contenitore” durante una crisi che tengono a galla le loro organizzazioni e a cui le organizzazioni si rivolgeranno quando arriverà il momento di elaborare una visione per il futuro», afferma Petriglieri.

Nuovi esempi di leadership: humanity e gentilezza

C’è un altro esempio di leadership che sta emergendo oggi: quello basato sui valori dell’umanità e della gentilezza. In un mondo alle prese con un lungo post-pandemia, nuove sfide economiche, culturali e ambientali, «è determinante definire come riprogettare i rapporti tra leadership e collaborazione, tra talento delle persone e aree aziendali», afferma Guido Stratta, Direttore People and Organization di Enel. «La cultura aziendale sarà sempre più improntata a un concetto di una ‘leadership gentile’, una leadership di potenziamento delle persone fondata sulle soft skills, che si dovrà abbinare alle hard skills che le aziende già possiedono».

La decentralizzazione delle decisioni è un passaggio dall’io al noi, in cui il leader si sposta dal “command and control” – votato al mero raggiungimento di risultati – a un modello di guida attenta alla relazione, alla fiducia, al rispetto del talento di ogni persona, pur senza dare meno importanza al raggiungimento degli obiettivi. «L’attenzione sarà volta alla ‘cura delle persone’, dando ascolto e aiutando le persone a cogliere le opportunità della trasformazione che stiamo vivendo», scrive Stratta. «Il ruolo del manager si trasforma nel compito di accompagnare le persone nel percorso professionale che consente a ciascuno di mettere in campo le proprie passioni, aiutando le persone e i team a posizionarsi nel contesto che consenta loro di far fiorire i propri talenti».

Di leadership “umana” ha parlato invece Simon Sinek, saggista, motivatore e consulente di marketing, in libri come “Start with why” e “Leaders eat last”. Un passaggio per tutti (tratto da quest’ultimo volume) ne illustra chiaramente i concetti del “perché” come domanda centrale e del leader aziendale come “colui che si cura delle persone”: «Quando i nostri leader ci danno qualcosa di nobile di cui far parte, ci offrono un obiettivo convincente o un perché dovremmo venire al lavoro e qualcosa che resti anche dopo di noi, ci sembra di avere il potere di fare la cosa giusta quando sarà il momento, anche se all’inizio ci costerà sacrifici. E quando un leader si assume la sua responsabilità di curarsi delle persone invece di curarsi solo dei numeri, allora le persone lo seguiranno, risolveranno i problemi e faranno in modo che la visione del leader diventi realtà nel modo giusto e duraturo, non in quello comodo e superficiale».

Le 5 cose che deve fare un Leader 

Hubert Joly, docente dell’Harvard Business School ed ex presidente e CEO della multinazionale di elettronica di consumo Best Buy, in un articolo dell’Harvard Business Review dal titolo “5 Principles of Purposeful Leadership”, ha illustrato la filosofia messa in atto in Best Buy – denominata filosofia 5 Be’s– come punto di partenza per un processo di svolta e rinascita dal quale ne viene fuori una nuova immagine del leader, che deve tenere a mente una serie di cose. 

  1. Be clear about your purpose (Tieni in mente gli obiettivi) 

Innanzitutto, è importante avere chiari gli obiettivi, non solo i propri, ma anche quelli dei dipendenti e collaboratori e soprattutto trovare un modo affinché tutti questi purpose possano collegarsi tra loro e concorrere al successo aziendale. Questo perché per avere una giusta presa il purpose aziendale, devono essere i manager stessi ad avere chiaro, in primis, ciò che guida loro e le persone intorno. Il fenomeno della Great Resignation, ovvero l’allarmante esodo delle persone dal posto di lavoro, che nell’ultimo periodo sta dilagando sempre più, è un chiaro segnale che l’importanza di individuare, tenere presenti e intrecciare gli obiettivi individuali con quelli della collettività rappresenta, non solo è una priorità per i lavoratori, ma anche il cuore del business di ogni organizzazione, indipendentemente dall’ambito in cui essa opera. 

2. Be clear about your role (Rendi chiaro il tuo ruolo) 

Il ruolo chiave di un leader oggi è quello di creare energia e slancio, specialmente quando le circostanze sembrano farsi avverse. Si tratta di aiutare gli altri a scoprire e mettere in atto il loro potenziale, trasmettendo vigore, ispirazione e speranza in un ambiente che permetta a ogni individuo di fiorire ogni giorno. Se da un lato non si possono prevedere certe situazioni e circostanze, dall’altro è possibile trovare sempre nuovi modi di affrontarle, dotandosi di un mindset aperto e flessibile e creando una cultura di ” freedom with responsibility “ che valorizza le persone, le spinge all’efficienza e alla crescita.  

3. Be clear about whom you serve (Tieni in mente chi servire) 

Un elemento chiave per una purposeful leadership è quello di ricordarsi di “servire” le persone intorno, capendo prima di tutto di cosa hanno bisogno per dare il meglio e poterle sostenere. Come ha dichiarato l’ex CEO: «In Best Buy non c’era posto per persone il cui scopo principale era quello di promuovere i propri interessi. Alcuni manager pensano che avere gomiti taglienti e ascoltare il proprio ego servirà alla loro carriera, ma i migliori leader non si arrampicano per arrivare in cima sulle spalle degli altri, piuttosto arrivano in cima insieme agli altri».  

4. Be driven by values (Lasciati guidare dai valori) 

Essere guidati dai valori significa fare bene e comportarsi bene, non solo sapere o dire ciò che può apparire giusto ed etico agli occhi della società. Il ruolo di un leader è quello di vivere secondo questi valori, promuoverli esplicitamente e assicurarsi che facciano parte del tessuto aziendale. Naturalmente non sempre è facile “fare ciò che è giusto”, in particolare durante momenti di crisi, quando il burnout è dietro l’angolo e lo stress e la pressione possono far vacillare le convinzioni facendo perdere per un momento il balance. Ma una buona soluzione può essere quella di circondarsi di persona fidate, che condividono gli stessi valori, gli stessi principi, che hanno a cuore il bene dell’azienda e che credono fortemente in quello che fanno. 

5. Be authentic (Sii te stesso) 

«Essere”: Sii te stesso, il tuo vero io, tutto te stesso, la migliore versione di te stesso. Sii vulnerabile. Sii autentico. Essere vulnerabili e autentici non significa scaricare tutto sui colleghi, ma condividere emozioni e sfide», ha scritto Joly nella lettera ai dipendenti quando ha lasciato la guida di Best Buy. 

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